fiore di girasole yaoi fan


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Inviato: Sab Feb 06, 2010 11:18 am Oggetto: [original] L'anniversario [1/1] |
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I personaggi sono tutti maggiorenni e tutti miei. E' una PWP-/NC-17 scritta per un Porn-Contest, se non dovesse andare bene per questo forum (perché è un racconto gay e non shonen-ai/yaoi/boys' love), cancellatelo tranquillamente. Amando la figura dei Seme, tendo a scrivere di uomini maturi e dimenticare la differenza tra i vari tipi di racconti che hanno per protagonisti "bei maschietti".
"L'anniversario"
di Fiore di Girasole
JB era piombato a casa di Brad ancora una volta e questi aveva compreso subito che cosa volesse: quando lo cercava di sera o c’erano problemi con gli affari o c’erano problemi con le sue puttane; e quel giorno gli affari erano andati piuttosto bene.
Prese la sigaretta accesa poggiata sul bordo del comodino, senza lasciar andare l’uomo sotto di lui.
“Ehi! Che cazzo vuoi fare?”
“Fumare.”
“Mentre mi scopi?”
“Io non perdo tempo.” Altro fumo espirato rabbiosamente, manco se le godeva quelle sigarette. “È come bere un sorso d’acqua durante un discorso. Ora fatti fottere.” E sottolineò quella decisione con una spinta più forte delle altre.
Brad grugnì insoddisfatto ma l’altro non si era mai dimostrato delicato con nessuno, era il suo modo di fare e non poteva rimproverarglielo. JB prendeva e basta, e purtroppo in tutti i sensi conosciuti tranne che in culo, come lo stava prendendo lui in quel momento. Quando si spingeva al suo interno sino a fargli sbattere le chiappe contro il piercing che aveva alla base dell’uccello, lo odiava, tanto che se in quell’istante non fosse stato carponi gliel’avrebbe strappato via a costo di rinunciare a un bel pezzo di carne. C’erano però altri momenti in cui… ed era questo che rendeva ogni scopata sempre più dolorosa da sopportare: non si può dire al proprio capo di essere innamorati persi di lui; non se ci tratta come degli zerbini e se comunque almeno il suo cazzo e tante notti trascorse insieme ce li siamo già assicurati.
“Io non sono la tua puttana.”
“Ma sei il mio amante di scorta… e stasera tocca a te.”
Sapeva bene come stavano le cose fra di loro, sperava però che l’altro non glielo dicesse in certi momenti. Chiuse gli occhi, augurandosi di trattenere le lacrime, per il dolore che cominciava a farsi sentire. Quel cazzo nero era grosso e lungo e all’ennesima spinta possente il bianco non riuscì a trattenere un gemito molto simile ad un lamento. Si maledisse, JB non sopportava certe debolezze in un uomo. Ormai per quella sera Brad non sarebbe più stato credibile come amante, perlomeno finché non fosse venuto dimostrando di aver gradito il sesso.
“Cazzo! Mi stai scopando da un’ora.” Le gambe gli tremavano e cominciava a stancarsi di quella posizione scomoda.
“Non vengo in fretta come i ragazzini alla prima sega.”
“Ma di solito non mi sbatti così.” Di solito c’erano lunghi preliminari a rotolarsi nel letto, darsi la lingua in gola prima che altrove, e poi lunghe scopate. Doveva essere quel cazzo di anniversario, quello di quando l’unico uomo che avesse amato davvero lo aveva lasciato facendolo diventare l’essere che era.
“La prossima volta mi dirai come vuoi essere scopato. Oggi si fa come dico io.”
Tra i loro corpi niente tracce di lubrificante né di saliva e mai un preservativo. Quel rapporto sessuale durava da così tanto che invece di eccitarsi di più si sentiva prosciugare le viscere e lacerare lo sfintere. Temeva che il suo buco non si sarebbe più richiuso.
“JB…” quasi lo implorò, ormai per quella sera chi se ne fregava più della dignità. “Vieni…”
“Ho bisogno di scopare a lungo.”
“Mi scoperai di nuovo dopo; adesso però non ce la faccio più.”
L’altro si fermò per un paio di secondi, come per valutare quella proposta e il bianco sentiva il cuore martellare nel petto come un condannato aspetta la sentenza della sua esecuzione. JB uscì da lui di colpo, così come vi era entrato, e il dolore fu forte da troncargli il respiro. Fu solo per questo che non urlò.
“Allora fottiti da solo.”
Si alzò dal letto e andò sul balcone a finire in tutta calma quella sigaretta, mentre Brad si sentiva male dentro – non l’aveva mai deluso – e ancora peggio fuori. Il suo sedere pulsava come un semaforo fisso sul giallo lampeggiante. Più di un vibratore in funzione, pensò dentro di sé per rasserenarsi con una stronzata.
Scese anche lui dal letto e aggrottò le sopracciglia nell’istante in cui i suoi piedi poggiarono per terra. JB era bello come la notte e il suo profilo nero e perfetto rischiarato appena dal fumo lo chiamava a sé come un’anima tormentata.
Chinò il volto sul suo e gettò per terra quella sigaretta di cui restava ormai solo un misero mozzicone.
“Io voglio che mi scopi, anche fino a domattina se ti va. Non volevo che te ne andassi, solo cambiare posizione.”
“E mi hai rotto il cazzo così?”
“Tu mi stavi rompendo il culo. Guarda!” e si girò a sbatterglielo in faccia, si chinò in avanti e si allargò le natiche da solo. “Oggi ce l’hai molto duro. Ancora qualche spinta e mi avresti scopato a sangue.”
“Se mi provochi ancora potrei scoparti anche qui, sul balcone.”
“Allora vuoi ancora scopare con me!”
“Cosa pensavi? Non è mica facile trovare un maschio più alto di me, tutto muscoli, ruvido e peloso che in più si faccia fottere come mi gira.”
“Fanculo.”
“Senti, sono venuto qui per divertirci, e con questo tira e molla mi hai veramente stancato. Se vuoi scopare succhiamelo, sono stanco di fare tutto io mentre ti lamenti come una donna, e stasera non volevo andare a puttane.”
“Tu mi tratti già da puttana,” gli ringhiò addosso mentre lo prendeva dalle spalle con decisione e lo bloccava contro il muro.
Brad sembrava infuriato per il comportamento scostante dell’altro. Lo baciò con foga, infilandogli la lingua in bocca e aderì completamente contro il suo corpo per fargli sentire la dura erezione. Non gli avrebbe dato scampo e almeno con quel bacio per una volta sarebbe stato lui a fotterlo sessualmente. Gli premette la lingua contro i denti e contro la sua, insisté finché quello non fu costretto a ricambiare nello stesso modo. Allora le mani del nero lo afferrarono dalle natiche, poi si aggrapparono alla schiena: anche lui ne voleva di più. Quel bacio fu più appassionante di una scopata. Le loro lingue si cercavano come amanti separati da anni e l’eccitazione era tale che entrambi i cazzi iniziavano a dolere.
Ne fu contento: voleva farlo morire di piacere.
Dischiuse la bocca per prendere aria ma senza dargli il tempo di fare lo stesso, JB era affannato e lui pronto a penetrarlo a fondo con la lingua. Proseguì con quel bacio finché non ritenne che l’altro fosse disposto a tutto per un orgasmo.
Ecco, ora glielo poteva succhiare. E staccargli a morsi quel cazzo di piercing qualora se lo fosse trovato tra i denti.
Gli leccò le labbra, “Ok, adesso faccio tutto io.” Dopodiché si abbassò in ginocchio davanti a lui fino a trovarsi faccia a faccia con quel membro ancora turgido.
Una mano sul torace a bloccarlo contro il muro, l’altra più in basso per rassodare ulteriormente quella virilità. Gli piaceva quel cazzo, era l’unico che aveva preso in vita sua e mai aveva sentito l’esigenza di provarne altri. In pratica la prima volta che avevano scopato insieme JB l’aveva fatto suo per sempre e persino quando faceva male come quella sera non l’avrebbe mai respinto. Lo riempì di baci sul pube, sulle cosce, si divertì come sempre a baciarlo vicino alle creste iliache per sentire il battito dall’arteria femorale, sempre in rilievo mentre facevano sesso. Solo infine baciò il pene. Aveva poggiato la testa su un fianco, era bello baciarglielo lateralmente su tutta la lunghezza e godersi lo spettacolo di quello che con le mani poteva fare al suo scroto giocando coi testicoli.
“JB…” disse eccitato, quasi come se quel pompino fosse destinato a lui. Leccò lo scroto partendo dal basso, glielo mordicchiò e lo prese in bocca, si sarebbe dedicato al membro solo quando l’altro si fosse mostrato più cedevole. “Apri le gambe.”
“No, devi solo succhiarmelo.”
“Fatti toccare dietro, godrai di più.”
Sbuffò come se avesse ancora fumo di sigaretta da sputar fuori dai polmoni e finalmente Brad fu accontentato.
Leccò il dito medio e lo portò fra le sue gambe, l’altro non avrebbe gradito sentirlo tutto dentro ma quella sera gli avrebbe fatto dimenticare il suo vecchio uomo. Gli depositò un bacio sull’uccello mentre con l’indice andava alla ricerca dell’ano e trovatolo lo massaggiò per un paio di secondi poi, prima che l’uomo si divincolasse, posò l’altro dito su quell’apertura e lo spinse dentro.
“Brad, cazzo!” A quell’imprecazione prese in bocca quasi tutto l’arnese per immobilizzare il suo indomabile amante e gli sentì sfuggire un verso roco di sorpresa. Succhiò con decisione fino alla punta, tirando il volto indietro. Eccitarlo così era l’unico modo che aveva per potergli fare di tutto anche nel culo. Spinse il dito per intero al suo interno e l’altro tese i muscoli e ringhiò qualcosa; ormai però non serviva più tenerlo fermo e l’altra mano si mosse dall’addome sino ad afferrare con le unghie una natica, fredda per il contatto col muro esterno. JB quella sera avrebbe provato di tutto.
Lasciò andare il membro e si tirò su, aveva voglia di un bacio, ma lasciò le mani dov’erano, una ad occuparsi del culo, l’altra… anche.
“JB… perché stanotte sei così indisponente?”
“Non ha niente a che vedere con te.”
“Ti lascerai scopare?”
Mosse la testa per fargli comprendere che non voleva insistesse. “Mai. Succhiamelo e basta.”
Anche se afflitto, si rimise al lavoro con quel servizietto di bocca che gli riusciva molto bene quando era in vena di farlo. Su richiesta di un altro si sarebbe sentito umiliato, il suo bellissimo uomo nero come l'ebano invece lo attraeva e – cazzo se lo amava davvero! – per questo i pompini glieli aveva sempre fatti meglio delle sue puttane. Leccò tutta l’estensione di quel grosso pene, lo prese senza esitare e sentì l’altro infilargli le mani tra i capelli per spingere il bacino nella sua direzione. Quando gli arrivava fino in gola di solito gli sembrava tutto più facile ma nel sentirsi bloccare la testa affinché ingoiasse provò una strana sensazione, qualcosa di sbagliato. Ne fu nauseato. Con sollievo di JB tolse quel dito dall’interno caldo del suo corpo, comprendendo che l’altro stava per venirgli in bocca. A fatica lo scansò con le mani e non si negò il piacere di afferrare coi denti il maledetto piercing e tirare facendolo gemere di dolore. Fu la goccia che fa traboccare il vaso e, con un ansito profondo, JB gli venne in volto.
Si ripulì con le mani, incredulo per ciò che era appena accaduto, l’esperienza più disgustosa della sua vita. Si avviò di nuovo verso la stanza da letto. Era giusto trattarlo in maniera scostante, come faceva lui e almeno per una volta come meritava, girando il coltello nella piaga.
“So perché fai così: buon anniversario.” _________________
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